Accumulo del mercurio negli organi bersaglio

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Numerose sperimentazioni effettuate sugli animali impiegando traccianti radioattivi ed attraverso indagini autoptiche in soggetti portatori di amalgame hanno permesso di definire precisamente le caratteristiche di accumulo del mercurio inorganico, il quale, essendo un metallo pesante, è solo parzialmente eliminato attraverso le urine e le feci e presenta una forte tendenza a depositarsi nei tessuti. La singola dose di 10 ug di mercurio in un giorno è irrilevante e viene smaltita nel tempo ma dosi anche molto piccole assunte tutti i giorni danno un'intossicazione tissutale rilevante. Oggi sappiamo dunque in che organi si accumula il mercurio e con quale velocità tende sia ad entrare sia ad uscire dal corpo umano. Esiste un modello matematico di simulazione della deposizione del mercurio nel corpo che permette di fare dei calcoli e prevedere andamenti biochimici. 

 

Accumolo

 

Questo primo grafico indica una cosa fondamentale nella comprensione del perché il mercurio dell'amalgama rappresenti un problema. anche se la quantità che esce dall'otturazione quotidianamente è esigua: indipendentemente dal dosaggio a cui si è esposti la dinamica d'accumulo è sempre la medesima. Qualsiasi dose, se ripetuta costantemente nel tempo, porta ad un deposito cresente nei tessuti. Maggiore il tempo o maggiore la dose e più rapidamente si raggiungerà un determinato livello, ma il comportamento e la tendenza sono sempre uguali. 

 

multicompartimentale

 

Questo secondo grafico è invece più complesso da leggere e interpretare e indica dopo quanto tempo e a quale quantitativo di accumulo si saturano i tessuti che ricevono il mercurio, smettendo di riceverne, quindi travasandolo ad altri compartimenti.

R1, R2, R3 ed R4 sono delle rappresentazioni matematiche di tessuti / forme di legame del mercurio. Per semplicità si può dire che R1 rappresenta il sangue ed R4 il tessuto nervoso.

I modelli multicompartimentali sviluppati permettono di sapere quanto è il mercurio totale depositato dopo un certo numero di giorni - mesi - anni.  L'amalgama rappresenta una fonte di esposizione costante.  Se si considera un'esposizione base di 30 mg /die, corrispondente, in media, alla quantità di mercurio assorbita da un individuo portatore di 12 superfici ricostruite in amalgama i primi tre compartimenti raggiungono l'equilibrio dopo 5, 100 e 300 giorni rispettivamente.   

La situazione è invece critica nel quarto compartimento, che non raggiunge l'equilibrio prima dei 100.000 giorni (270 anni!) ed incomincia a presentare un flesso solo dopo 10.000 giorni (27 anni). Dai risultati si deduce che i primi tre compartimenti smettono di accumulare ulteriore mercurio dopo circa una settimana, tre mesi e mezzo e poco meno di un anno, mentre il quarto non si satura mai, determinando un crescendo continuo del contenuto totale corporeo.

Più rilevante però è la lettura inversa dei dati riassunti da questo grafico: la disintossicazione da mercurio una volta cessata l'esposizione si svolge al contrario. I compartimenti R1, R2 ed R3 hanno tempi di dimezzamento e detossificazione ragionevolmente rapidi mentre R4 impiega tempi molto lunghi a smaltire i depositi. Per dimezzare la quantità di mercurio presente in R4 (tessuto nervoso) sono necessari 21 anni.

 

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Intossicazione indiretta del feto

 

La distribuzione del mercurio ai tessuti del feto è un evento che normalmente dipende dalla preventiva esposizione della madre, anche se questa può in effetti essere piuttosto lontana nel tempo a causa della lunga emivita dell'elemento nei tessuti materni ed alla presenza di fenomeni di ridistribuzione. Diverse evidenze scientifiche dimostrano il passaggio del mercurio attraverso la barriera placentare, con modalità simili a quanto accade a livello della barriera ematoencefalica. Una di queste dimostrazioni è stata fornita da Vimy che ha monitorato in total body scan il passaggio verticale del mercurio in una pecora. I suoi risultati illustrano come i valori ematici del mercurio raggiungono un livello di picco nel sangue materno, nel liquido amniotico e nel sangue fetale dopo 48 ore dall'esecuzione di restauri in amalgama contenenti il tracciante radioattivo 203Hg nella dentatura della pecora e come tali livelli rimangano costantemente elevati per tutta la durata dell'esperimento, ossia 140 giorni. Valori di mercurio riportati dall'autore a fine esperimento sono stati di 4 ng/g per il sangue materno ed il liquido amniotico e 10 ng/g nel sangue fetale. Dall'insieme delle misurazioni comparative fatte a livello sperimentale nell'animale emerge, come era del resto prevedibile, che non tutte le forme chimiche del mercurio hanno la stessa capacità di attraversare la barriera placentare. Le due forme in assoluto più diffusibili sono il mercurio metallico ed il metil mercurio a causa della loro liposolubilità. Per quanto riguarda la forma elementare, ovvero il mercurio metallico Hg0, il superamento della barriera placentare coincide con la rapida ossidazione alla forma divalente e, parallelamente a ciò che avviene a livello del sistema nervoso, al sequestro tissutale determinato dall'impossibilità a retrodiffondere per la molecola ionizzata. La concentrazione totale del mercurio nel sangue del nascituro risulta pertanto superiore a quella misurata nel sangue materno. Poco si conosce degli effetti determinati dal mercurio sullo sviluppo fetale. Alcune ricerche di particolare interesse indicano l'esistenza di alterazioni nello sviluppo del sistema nervoso già a basse concentrazioni di mercurio nei tessuti, a livelli paragonabili a quelle potenzialmente riscontrabili nel cervello di feti umani. Soederstroem ha dimostrato l'esistenza di alterazioni rilevanti nella distribuzione del NGF (Nerve Growth Factor) e dei suoi recettori p75 a bassa affinità e p140 ad alta affinità nei tessuti cerebrali di feti di ratti esposti ai vapori di mercurio. Simili anomalie biochimiche sono presenti già ad una concentrazione tissutale di mercurio pari a 4 ng/g.

             IntossicazioneFeto

FIG.1: Concentrazione media di Hg da amalgama dentale nel sangue materno (MB), sangue fetale (FB) e liquido amniotico (AF) nei 16 giorni successivi all'esecuzione di lavori in amalgama. Ogni puntino rappresenta la media di cinque animali.

 

 

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