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Le metodiche di campionamento, misurazione dosaggio del mercurio sono tecniche di laboratorio piuttosto semplici e lineari. Sfortunatamente quando questi criteri sono impiegati nel contesto della valutazioni dell’esposizione, assorbimento ed escrezione del mercurio in organismi biologici la questione viene enormemente complicata dalla farmacocinetica di questa sostanza.
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Il mercurio infatti, assieme al piombo, al cadmio e all’arsenico, fa parte dei cosidetti metalli pesanti, cioé ad un insieme di sostanze che hanno la tendenza ad accumularsi negli organismi viventi per deposito nei tessuti. Per questo motivo possono esserci effetti tossici anche per esposizioni piccole ma contuamente ripetute nel tempo, per effetto sommatorio.
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Da un punto di vista diagnostico ed analitico la tendenza al legame con i tessuti implica tutta una serie di conseguenze pratiche rilevanti.
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L’unico dosaggio realmente significativo per il mercurio derivato dall’amalgama é quello effettuato direttamente nei tessuti, sede di accumolo dello stesso!
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Chiaramente questa via é difficilmente praticabile in vivo e quindi non può essere utilizzata per studiare il livello di intossicazione del singolo paziente. Esiste una notevole mole di dati sperimentali relativi all’accumulo del mercurio dall’amalgama, sia in pazienti che nei dentisti (Vedi biblioteca scientifica)
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Tutti gli altri punti di misurazione (Sangue, Urina, Feci, Capello, Saliva...) del mercurio nella vita biologica dell’individuo sono viziati da distorsioni ed effetti paradosso.
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NEL SANGUE
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Il mercurio che esce e viene assorbito dalle otturazioni in amalgama é in forma metallica non ionizzata, cioé Hg0. In queste condizioni la sua diffusibilità é altissima così come lo é la sua lipofilia (compatibilità / solubilità nei grassi) Il passaggio alla forma ionica avviene solo all’interno di cellule e quindi non nel torrente ematico. Ne consegue che il mercurio delle amalgama permane nel sangue solo per pochi minuti, massimo qualche ora e poi ‘sparisce’ verso i tessuti.
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Misurando il mercurio presente nel sangue i valori sono sempre molto bassi. Dalle otturazioni in amalgama si assorbono mediamente 10 ug di mercurio al giorno. Questa dose é dispersa e frazionata sulle 24h e su 5 litri di sangue, il quale tende a distribuirlo ai tessuti. Il mercurio rilevabile nel torrente ematico é il metilmercurio, la forma organica tipicamente assorbita dall’alimentazione e dotata di una emivita plasmatica di circa 15 giorni. Molti studi ‘scientifici’ hanno sostenuto che non esiste intossicazione dalle otturazioni in amalgama perché non si riscontra mercurio nel sangue e che anzi, l’unica fonte rilevante di mercurio é il pesce. Tali conclusioni sono frutto di un errore metodologico.
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NELLE URINE
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Il mercurio é rilevabile nelle urine ma la sua velocità di escrezione non é necessariamente in correlazione né con la quantità assorbita (esposizione) né con la quantità totale depositata nei tessuti. La capacità escretiva varia da persona a persona ed il rene elimina solo il 20% del mercurio espulso dal corpo. La misurazione della concentrazione di mercurio nelle urine richiede sempre e comunque che venga standardizzata la concentrazione di soluti, sennò basta una grossa bevuta d’acqua per diluire tutto a livelli minimi. Esistono casi in cui esiste una considerevole esposizione ma una bassa escrezione: Se il mercurio entra ma non esce significa che si sta accumulando e che il carico tossico cresce. In questi casi trovare una bassa concentrazione di mercurio nelle urine é cosa negativa, non positiva.
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Un test interessante sulle urine é il cosidetto ‘challange test’ o test di provocazione. In questo caso viene misurata la concentrazione di mercurio nell’urina prima e dopo l’assunzione di un chelante chimico (DMPS), che aumenta il trasposto e la solubilità del mercurio tissutale. Il picco di mercurio ecreto deriva dal mercurio depositato nei tessuti e può fornire qualche informazione indiretta sull’entità presente.
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I test urinari per i metalli (kit pronti con viraggio cromatico) sono basati sulla formazione di diazo-composti colorati con gli ioni dei diversi metalli. Dal colore della soluzione si evince il metallo presente. Possono essere impiegati per qualsiasi liquido. Sfortunatamente sono dei test discretamente sensibili per vari metalli ma molto poco per il mercurio. Le quantità necessarie perché il test urinario sia positivo con il mercurio sono irrealisticamente alte ed improbabili (si spera!) nell’esposizione all’amalgama. L’altro limite della metodica é che se sono presenti più metalli i colori si sommano, rendendo difficile l’interpretazione. Per contro sono metodiche economiche e ragionalmente valide per altri metalli. Poco attendibile la diagnosi inferenziale di intossicazione da mercurio per elevata escrezione di zinco o rame
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NELLA SALIVA
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La misurazione del mercurio disperso nella saliva é un indice di scarso valore clinico ma molto interessante per documentare in modo incontrovertibile che le otturazioni in amalgama rilasciano mercurio. Occorre comunque ricordare che la modalità principale di rilascio del mercurio dall’otturazione é per evaporazione e che la via di assorbimento é tipicamente quella polmonare e non quella intestinale. Esistono inoltre precisi studi che correlano la superficie di otturazione in amalgama esposta alla quantità
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NELLE FECI
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La principale via di eliminzione del mercurio dall’organismo é tramite il fegato e quindi per immissione nell’intestino e nelle feci. Esistono specifici passaggi metabolici che dipendono da vari trasportatori ed in particolare dal meccanismo di detossificazione epatica legata al glutatione. Il mercurio viene quindi escreto nella bile ed é riscontrabile a livello delle feci. Come per la misurazione del mercurio urinario la quantità rilevata dipende anche dalla capacità dell’organismo di espellerlo e non solo da parametri di esposizione
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Il CAPELLO
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Dosare i metalli pesanti nel capello o nelle unghie presenta numerosi vantaggi pratici e metodologici. Gli annessi cutanei derivano dai tessuti e presentano concentrazioni dei metalli simili ai tessuti di origine. Il loro prelievo é semplice, ripetibile e non invasivo. La loro crescita lenta permette una lettura di un parametro già di per se relativo ad un periodo medio lungo e non momentaneo
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